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Pesca light spinning con micro jig

Il micro jig – un’esca che non deve MAI mancare nelle sessioni di light spinning in mare!

Pesca light spinning con micro jig

Sono presenti tante tipologie di esche artificiali sul mercato, ma il metal jig rimane una delle più efficaci. Non c’è praticamente nessun predatore, piccolo o grande che sia, che riesce a resistere a un banale pezzo di piombo affusolato che si muove in acqua.

In questo articolo mi soffermerò sulla pesca da terra con i jig, trattando nello specifico quelli con range di peso da 1 a 15 grammi che io chiamo micro jig che per me sono l’asso nella manica dello spinning leggero e ultraleggero.

occhiata

Il micro jig può essere costituito da diversi materiali (alcuni oltre al piombo hanno ad esempio una percentuale di zinco, che li rende più leggeri) e può essere realizzato in diverse forme. Queste due variabili, oltre al peso dell’esca, fanno sì che l’azione possa variare di molto. Ad esempio, un jig con una forma più panciuta offrirà più resistenza all’acqua in fase di caduta al fondo rispetto ad un jig più snello, e questo provocherà uno sfarfallamento maggiore, come una foglia che si stacca da un ramo.

Normalmente i jig sono armati con gli assist hook, cioè degli ami singoli spesso muniti di ciuffi di crystal flash per aumentarne l’attrattività, i quali sono collegati all’occhiello di testa tramite un cordino più o meno spesso.

Alcuni jig possono avere anche l’ancoretta in coda, che può essere ulteriore all’amo in testa oppure sostituirlo nella funzione di allamare il pesce.

micro jig

Ci sono poi due ulteriori variabili: i dettagli e il colore. Sicuramente certi dettagli non devono mai mancare, come l’occhio ad esempio. Alcune lavorazioni riescono anche a riprodurre le squame del pesce e addirittura le pinne pettorali e l’opercolo.

Il colore viene molto spesso distinto tra il dorso, più scuro, e un ventre più chiaro e argenteo, sempre nell’ottica di imitare un piccolo pesce foraggio, come la sardina o l’acciuga. A volte si utilizzano dei colori assurdi, come il rosa, che però risultano molto efficaci, forse perché essendo più vistosi provocano degli stimoli ancora maggiori nei predatori.

Come lanciare i micro jig?

LA CANNA 

Ovviamente quest'esca va lanciata e gestita con canne da light e ultralight. Una lunghezza che in media va da 1 metro e 80 centimetri fino a 2 metri e 20 centimetri, e un casting weight (la grammatura dell’esca che si intende lanciare) che va da 4 a massimo 20 grammi.

Per gestire esche rigide di reazione, e quindi anche i jig, le canne hanno solitamente un cimino cavo (il cosiddetto tubular tip), che poi è tipico della maggior parte delle canne da spinning. L’ azione è parabolica e progressiva, il che le rende adatte ad effettuare lunghi lanci.

canna tubular

I MULINELLI 

Per quanto riguarda i mulinelli, consiglio di utilizzare taglie dal 2000 al 3000, in modo tale da avere attrezzi leggeri ma con buona capienza in bobina. Questa è necessaria proprio perché andremo a coprire grandi distanze nel lancio.

La forma affusolata e l’elevato peso specifico del micro jig fanno sì che venga praticamente sparato come un proiettile, dato che non oppone nessuna resistenza al vento.

Come filo in bobina consiglio assolutamente un trecciato sottile, da 0.06mm a 0.10mm massimo, proprio per aiutarci nel lancio e a gestire prede anche importanti, vista la sua grande resistenza alla rottura.

Come in altre tecniche, io solitamente utilizzo uno spezzone finale in fluorocarbon dello 0.20 mm in modo tale che sia invisibile in prossimità del jig. Lo spezzone è corto (circa 50-60 cm) per far sì che il nodo di congiunzione tra i due fili rimanga sempre fuori dal cimino della canna e non crei fastidio al momento del lancio.

mulinello da light spinning

come recuperare i micro jig?

Quest’esca ha un’enorme potenzialità, che deriva dal fatto che siamo noi a doverla animare sott’acqua. Non ha palette come i minnow o i rotanti che producono il loro scodinzolio o vibrazione da soli. 

Capisco però che, per chi è alle prime armi, il jig non sia facile da usare. Tra l’altro, non producendo molte vibrazioni in acqua, è un’esca che poco stimola la linea laterale del pesce, né il suo olfatto, ma quasi esclusivamente la sua vista.

Perciò il recupero deve essere fatto in maniera corretta se vogliamo scatenare l’attacco. Ecco le 3 generali tipologie di recupero:

  1. Recupero a dente di sega. Una volta lanciato il jig, lo si lascia andare al fondo. Da qui si inizia a recuperarlo muovendo il cimino della canna verso l’alto in maniera cadenzata. In questo modo il jig descrive una linea immaginaria che ricorda proprio i denti di sega, fino a che non arriva in superficie. A questo punto, lo si lascia tornare di nuovo al fondo e si ricomincia da capo. Questo recupero è tipico in ambienti dove c’è un fondale significativo, in genere superiore ai 10 metri. È adatto a tutti i tipi di predatori proprio perché vengono sondati tutti gli strati della colonna d’acqua.
  2. Recupero veloce sotto il pelo dell’acqua. Senza aspettare che il jig affondi, non appena è entrato in acqua si chiude l’archetto e si inizia il recupero. Questo può essere lineare o, ancora meglio, effettuato con colpetti di cimino in modo regolare o irregolare. La velocità del recupero va regolata in base alle situazioni, ma molto spesso è sostenuta quando si pesca sul pesce attivo. È adatto a tutti quei predatori che cacciano in superficie, come ad esempio leccie e aguglie.
  3. Recupero a stretto contatto col fondo. Come nel recupero 1, il jig va fatto affondare fino a che non raggiunge il fondo. Poi si inizia ad effettuare un recupero lento con delle jerkate della canna verso l’alto, per poi lasciarlo posare di nuovo sul fondo. Questo approccio è adatto per ricercare i predatori che stazionano nella fascia demersale (e cioè più prossima al fondale) della colonna d’acqua.

Ovviamente queste sono soltanto delle indicazioni generali su come recuperare un jig. Ci si può sbizzarrire e sperimentare diversi movimenti, velocità o aggiunta di pause più o meno lunghe. 

gli spot adatti al micro jig

Qualsiasi spot può essere affrontato con i micro jig. Non c’è scogliera artificiale o naturale, spiaggia o foce che non nasconda “mangiatori di jig”. L’unico consiglio che mi sento di darti è di pescare sempre dove l’acqua è limpida, proprio per il discorso secondo cui i nostri avversari devono vedere il jig muoversi per attaccarlo.

E mi raccomando, stai attento a non pescare troppo sul fondo in presenza di rocce: l’incaglio è sempre dietro l’angolo!

spot per light spinning

la biodiversità delle specie che si possono insidiare

Ti mostrerò ora le due famiglie di pesci che più facilmente si riescono a catturare con i micro jig, e raggruppato le altre specie in base allo strato della colonna d’acqua in cui sono solite cacciare.

sparidi

È una delle famiglie di pesci più numerose del Mar Mediterraneo. Tra le tante specie, ce ne sono alcune con attitudini più predatorie rispetto ad altre. Sicuramente le occhiate sono padrone delle scogliere, insieme ai dentici (di solito quelli che attaccano i micro jig sono di piccola taglia, e sono ovviamente da rilascio) e alle tanute. Ma non di rado può capitare che qualche bel sarago, o addirittura orata e mormora, cada sul jig: in mare tutti i pesci diventano opportunisti quando si tratta di mangiare!

sparidi

Le specie più aggressive nei confronti dei micro jig sono sicuramente le occhiate (a sinistra), i piccoli dentici (al centro) e le tanute (a destra).

carangidi

Altra famiglia di pesci molto numerosa, che comprende solitamente dei veri predatori. Leccie amia e ricciole, soprattutto nella loro fase giovanile, accostano alle spiagge cacciando proprio sui banchi di sardine e acciughe, per cui è facile ingannarle con i nostri micro jig. È però bene slamarle con cura e rilasciarle, visto che sono pesci che raggiungono svariate decine di kilogrammi di peso.

I sugarelli sono onnipresenti, non solo dalla barca ma anche da riva, e si attivano in particolare nei cambi luce (alba e tramonto). Anche le leccie stella, che raggiungono dimensioni molto più modeste delle loro parenti amia, sono frequenti nei mesi estivi, e facili prede del metallo.

carangidi

Tutti i carangidi dei nostri mari sono pesci predatori. La leccia amia (a sinistra) che raggiunge anche i 40 kg di peso, la leccia stella (al centro) che rimane molto più piccola, e il sugarello (a destra), che è onnipresente.

altri predatori di galla

Tra le tante specie che amano vivere la loro vita in prossimità della superficie dell’acqua ci sono le immancabili aguglie, che sono dei piccoli predatori voracissimi che non si fanno problemi a mangiare esche anche più grandi di loro. Ovviamente anche sgombri, lanzardi e tutti i tunnidi in fase giovanile, come palamite e alletterati, sono facilmente ingannabili dai nostri jig, visto che la loro dieta comprende principalmente i piccoli pelagici quali sardine e acciughe. Voglio menzionare qui anche la cheppia, o alosa, un affascinante predatore che, oltre a cacciare in mare, risale i fiumi anche per centinaia di chilometri a scopi riproduttivi. Per via di dighe, sbarramenti, inquinamento e degradazione dell’habitat questa specie è divenuta a rischio di estinzione. Per questo motivo consiglio, a tutti coloro che ne pescano una, di slamarla accuratamente e rigettarla nel più breve tempo possibile in acqua.

pesci di galla

L’aguglia (a sinistra), lo sgombro (al centro) e la cheppia, o alosa (a destra).

 altri predatori di mezz'acqua e fondo

Un jig che si muove in prossimità del fondo è facile preda dei serranidi, come le cernie giovanili e gli sciarrani, che sono pesci notoriamente voraci. I più fortunati possono imbattersi in qualche spigola che si è svegliata con la luna giusta, oppure addirittura in pesci che mai ti aspetteresti! Le bavose ad esempio… mi è capitato di prenderle più volte, soprattutto con microscopici jig da 1-3 grammi.

Ci sono poi le tracine, voracissime, che non si fanno problemi a fagocitare anche grossi jig. Attenzione a slamarle, che la loro pinna dorsale è talmente velenosa da mandarti in ospedale se ti punge!

sciarrano e tracina

Lo sciarrano (a sinistra) e la tracina ( a destra).

spigole e bavose

Spigola (a sinistra) e bavosa (a destra).

Spero di averti convinto a includere, nella tua cassetta di artificiali da light spinning, almeno un micro jig. E spero di essere quella vocina che, quando stai ancora a cappotto dopo migliaia di lanci, ti invita ad utilizzarlo. Sono sicuro che non te ne pentirai!

Vuoi saperne di più sul recupero dei micro jig? Ho fatto un paio di video sull'argomento, clicca e vai al mio canale youtube!

video how to micro jig

https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=sYbPGc8RLzM

video how to use micro jig

https://www.youtube.com/watch?v=1dblk1psW4A

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