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Seguire l’aguglia imperiale nel Mediterraneo

Seguire l’aguglia imperiale nel Mediterraneo

A cura di Chiara Gambardella & Carlotta Santolini

 

L’aguglia imperiale (Tetrapturus belone) è uno dei grandi predatori pelagici del Mediterraneo. Ha un corpo affusolato, un rostro non troppo lungo e raggiunge elevate velocità: è una specie chiaramente “costruita” per il mare aperto. I pescatori la conoscono bene, soprattutto chi pratica la pesca sportiva, ma dal punto di vista scientifico è rimasta a lungo poco studiata.

 

Per molti anni, le informazioni disponibili sull’aguglia imperiale si sono basate quasi esclusivamente sui dati di cattura, spesso incompleti. Mancavano dati diretti sui suoi spostamenti e su come utilizza l’ambiente marino. Senza queste informazioni, diventa difficile capire davvero la biologia della specie e pensare a una gestione efficace.

 

 

 

Perché studiare i movimenti dell’aguglia imperiale?

Capire dove si muove un predatore significa capire meglio anche il mare che attraversa. Specie come l’aguglia imperiale non vivono in un punto fisso, ma si spostano seguendo condizioni ambientali favorevoli e la disponibilità di prede. Nel Mediterraneo, un bacino complesso e fortemente influenzato dalle attività umane, questi spostamenti possono cambiare nel tempo.

 

Lo studio di Malara et al. (2024) nasce proprio dall’esigenza di colmare questo vuoto di conoscenza, utilizzando strumenti tecnologici avanzati e una collaborazione diretta con il mondo della pesca. L’obiettivo era semplice quanto ambizioso: seguire l’aguglia imperiale nel Mediterraneo e capire come utilizza lo spazio e la colonna d’acqua.

 

 

 

Dai pescatori alle marcature satellitari

Per ricostruire i movimenti dell’aguglia imperiale, i ricercatori nello studio hanno utilizzato tag satellitari “pop-up”. Si tratta di dispositivi che vengono applicati al pesce e registrano dati ambientali e comportamentali e, dopo un certo periodo, si staccano automaticamente e trasmettono le informazioni via satellite.

 

Nello studio sono state catturate, marcate e rilasciate sei aguglie imperiali in diverse aree del Mediterraneo centrale, tra lo Stretto di Messina, il Tirreno e la Sicilia nord-occidentale.

 

La collaborazione con i pescatori, inclusi pescatori sportivi, è stata fondamentale per le operazioni in mare. Questo tipo di approccio si inserisce in un contesto più ampio di citizen science applicata ai grandi pelagici, sostenuto anche da organizzazioni come la International Game Fish Association (IGFA), che da anni promuove programmi di tagging (marcature) e collaborazione tra pesca sportiva e ricerca.

 

Figure 1-Foto di un'aguglia imperiale taggata in questo studio

 

 

 

Dove si muove l’aguglia imperiale nel Mediterraneo?

Seguendo le aguglie imperiali marcate, i ricercatori hanno potuto osservare per la prima volta come questa specie utilizza il Mediterraneo. I dati mostrano che l’aguglia imperiale non vive in un’area ristretta, ma si sposta nel bacino centrale durante l’anno, frequentando in particolare zone come il Mar Tirreno e lo Stretto di Sicilia.

 

Questi spostamenti confermano che si tratta di una specie mobile, che utilizza ambienti diversi in momenti diversi, probabilmente seguendo condizioni favorevoli e disponibilità di cibo. È un aspetto importante, perché aiuta a capire perché questa specie venga incontrata in aree diverse e in periodi differenti dell’anno.

 

I dati hanno rivelato anche come l’aguglia imperiale utilizzi la colonna d’acqua. La maggior parte del tempo viene trascorsa vicino alla superficie, dove la specie è più facilmente intercettabile dalla pesca. Allo stesso tempo, però, le aguglie sono in grado di compiere immersioni profonde, oltre i 200m, mostrando una grande capacità di adattamento.

 

Infine, lo studio ha evidenziato una preferenza per acque relativamente calde, con frequenti spostamenti tra superficie e profondità. In un Mediterraneo che si sta riscaldando rapidamente, queste informazioni aiutano a comprendere meglio come il comportamento dell’aguglia imperiale potrebbe cambiare in futuro.

 

Figure 2- Rappresentazione dell’uso dell’area Mediterranea nelle quattro stagioni. Figura proveniente dal paper di Malara et al., 2024

 

 

Il ruolo della pesca sportiva nella ricerca

 

Uno dei messaggi più importanti è il valore della collaborazione con i pescatori. Senza il contributo diretto della pesca, e in particolare della pesca sportiva, studi di questo tipo sarebbero molto più difficili da realizzare.

 

Un dialogo più stretto tra scienza e pesca è fondamentale per costruire una gestione più consapevole e sostenibile delle risorse marine.

PUBBLICAZIONE

23/02/2026

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