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13-15 Febbraio 2026 Quartiere Fieristico di Rimini
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Il light rock fishing, una tecnica da NON sottovalutare

Il light rock fishing, una tecnica da NON sottovalutare

Qualche anno fa ho approcciato il light rock fishing, una tecnica basata su attrezzature leggere e sensibili alla ricerca dei pesci di roccia.

 

 

Chi ha la sfortuna di pescare abitualmente nel Medio Adriatico da riva come me, sa che non è un mare facile. Soprattutto per gli spinner, cioè gli amanti della pesca con esche artificiali, molto spesso è un’impresa ardua catturare predatori.

 

Sono presenti solo in alcuni mesi (il pesce serra e la leccia, ad esempio, si prendono quasi solo d’estate e inizio autunno) e quindi bisogna escogitare qualcos’altro per tenersi impegnati tutto l’arco dell’anno. Proprio per questo motivo, diversi anni fa, ho approcciato una tecnica alternativa: il light rock fishing, o rockfishing.

 

Due nomi che sembrano quasi la stessa cosa ma indicano due aspetti diversi della tecnica: light rock fishing fa subito capire che utilizzeremo un’attrezzatura leggera (light) e pescheremo tra le rocce (rock). Rockfishing invece sta a significare che insidieremo i cosiddetti rockfish, ovvero i pesci di roccia. Chi mi conosce sa bene cosa intendo, perché tra questi c’è il ghiozzo, un pesce che amo talmente tanto da averlo usato come logo del mio canale YouTube.

 

 

Sono tantissime le specie insidiabili nel light rock fishing, ed è uno degli aspetti che più mi affascinano di questa tecnica: non sai mai cosa ti può capitare all’amo. Di ghiozzi, ad esempio, si possono catturare fino a 5 specie diverse!

 

Un altro aspetto affascinante è che, praticando questa tecnica, si diventa consapevoli che in mare non esiste un pesce che non sia predatore o quantomeno opportunista: nessuno è immune all’attrazione verso una piccola imitazione di pesciolino o verme.

 

Veniamo ora alla parte tecnica. Il bello del light rock fishing è che non necessita di attrezzature particolarmente costose né voluminose: per iniziare basta semplicemente portarsi dietro una canna, un mulinello, qualche testina piombata e una manciata di gomme.

 

 

Le canne da light rock fishing

Le canne che si utilizzano nel light rick fishing vengono dal mondo dell’ultraleggero: una lunghezza che in media va da 1 metro e 80 centimetri fino a 2 metri e 20 centimetri, e soprattutto un casting weight (la grammatura dell’esca che si intende lanciare) che va da 0 a massimo 7 grammi. Requisito fondamentale è il vettino che deve essere in carbonio pieno (il cosiddetto solid tip). In questo modo è garantita un’ estrema sensibilità del cimino e un’ azione di punta, il che le rende ideali per avvertire anche le abboccate più timide. 

Ecco la caratteristica azione di punta di una canna con vettino in carbonio pieno, che garantisce un’ottima sensibilità alle abboccate.

 

 

I mulinelli per il light rock fishing

 

Sicuramente in questa tecnica passano in secondo piano, dato che spesso non dobbiamo fare lanci lunghi ma pescare sotto i nostri piedi. L’esca va infatti calata nelle tane tra le rocce o a ridosso delle banchine dei porti.

Inoltre, i combattimenti coi nostri avversari, che sono solitamente di dimensioni modeste - ricordiamoci che in questa tecnica size doesn’t matter! - non saranno mai particolarmente impegnativi. Consiglio perciò mulinelli leggeri, senza necessità di grande capienza in bobina. La grandezza ideale è di 1000-2000.

 

IL FILO IN BOBINA

Come filo in bobina si può scegliere se utilizzare il nylon, il fluorocarbon, o il trecciato.

Il nylon è un grande classico, ma personalmente lo trovo troppo elastico, e mi crea difficoltà nelle ferrate, che devono essere invece secche e decise per bucare la bocca del pesce.

Il fluorocarbon è un filo molto resistente e adatto agli spot dove peschiamo, dove lo strisciamento della lenza con gli ostacoli è costante. Affonda subito (utile in presenza di vento) ed è invisibile in acqua. Qui di solito si prediligono diametri che vanno dallo 0.14 allo 0.20 mm. La sua estrema rigidità - molto maggiore che nel nylon - fa molta memoria in bobina, e col tempo questo può causare le cosiddette "parrucche" e i conseguenti intrecci del filo che già solo a pensarci mi fanno star male.

Ci viene perciò in aiuto il trecciato, che è ancora più rigido del fluorocarbon ma ha molta meno memoria. La sua resistenza è massima alla rottura, e infatti si possono usare diametri anche molto sottili (0.06-0.08 mm), ma è bassa all’abrasione con le rocce. Inoltre non è trasparente in acqua.

La mia personale soluzione, che adotto sempre, è di utilizzare un trecciato sottile in bobina per poi legare uno spezzone finale in fluorocarbon, di circa 50-60 cm, in modo tale che sia invisibile e resistente in prossimità dell’esca. Lo spezzone è corto per far sì che il nodo di congiunzione tra i due fili rimanga sempre fuori dal cimino della canna e non crei fastidio al momento del lancio.

 

Le esche da light rock fishing

 

SOFTBAITS

Passiamo alle esche, iniziando da quelle siliconiche in gomma.

Oggi abbiamo un’infinità di piccole softbaits in commercio, prodotte da tantissime aziende. Per semplicità le raggrupperò in tre macro-categorie.

  • I dart e worm;
  • gli shad e grub;
  • i craw e creature.

 

dart e worm sono le cosiddette esche dritte, che hanno piccole o assenti appendici, e in acqua fanno poca vibrazione. Si usano soprattutto quando i nostri avversari sono diffidenti e un’eccessiva rumorosità li può infastidire o addirittura farli scappare.

 

Gli shad e i grub dànno una maggiore vibrazione, soprattutto in coda. Gli shad sono tra le mie esche preferite perché bastano dei piccoli movimenti del cimino e la codina si muove quasi da sola. 

 

Infine, le creature sono le esche più voluminose, avendo una miriade di appendici che fanno molte vibrazioni. Sono dei bocconi molto appetibili per predatori affamati e in caccia.

 

 

Esempi di piccole esche in gomma da 2 pollici. Da sinistra: un dart, uno shad e un craw.

 

Un'altra categoria ulteriore di esche in gomma sono le esche scentate, cioè immerse in un liquido ricco di amminoacidi, che regala un forte odore - per non dire puzza - il quale garantisce un’attrazione aggiuntiva. Sicuramente le due più famose sono il Berkley Gulp e il Marukyu Isome. Per molti puristi usarle significa giocare sporco, non solo nel senso che ci appuzziamo le mani, ma anche perché è una pesca più sleale rispetto alle altre gomme, proprio perché si fa affidamento soprattutto all’odore piuttosto che all’inganno tramite il movimento. Condivido questo pensiero ma a volte, quando non sembra esserci altra soluzione - soprattutto d’Inverno con pesci apatici - non mi faccio nessuno scrupolo a usarle.

 

 

Ovviamente, le nostre softbaits devono essere innescate. E con le jighead possiamo davvero sbizzarrirci tra tipologie, forme, dimensioni dell’amo e della testa piombata. La grammatura va in media dal mezzo grammo ai tre grammi, in base alla profondità in cui si pesca, alla corrente e al moto ondoso, ma anche alla tipologia di gomma che si vuole innescare.

 

 

Oltre alla semplice testina piombata, si possono effettuare anche altri rig. I più famosi sono sicuramente il drop shot rig e lo split shot rig. Entrambi hanno lo scopo di distanziare l’amo dal piombo, per regalare all’esca una naturalezza maggiore nei movimenti.

 

Il drop shot prevede che l’amo venga prima del piombo, e la sua realizzazione è molto semplice. Basta utilizzare un amo con occhiello, legarlo con un nodo palomar e lasciare un’eccedenza lunga almeno 10-15 centimetri a cui legare un piombo, che può essere di svariate forme. . È importante che l’amo rimanga con la punta rivolta verso l’alto, per poter ferrare efficacemente il pesce non appena mangia la gomma innescata.

 

Lo split shot è ancora più semplice: basta utilizzare dei piombini spaccati della grammatura desiderata, e lasciare uno spazio di almeno 20 centimetri tra essi e l’amo, legato stavolta all’estremità. Viene utilizzato soprattutto in fondali sabbiosi e viene recuperato orizzontalmente.

 

 

Hardbaits

 

Il light rock fishing può avvalersi anche dell’uso di specifiche hardbait. Sto parlando principalmente dei vibe lipless crank, cioè delle esche rigide che vanno lavorate a mò di yo-yo. Se infatti le recuperiamo un pò verso l’alto e poi le lasciamo tornare verso il fondo, esse producono una vibrazione dovuta al cosiddetto wobbling (rotazione attorno al proprio asse), e questo movimento fa impazzire pesci come ad esempio sciarrani e scorfani.

 

 

Gli spot ideali per il light rock fishing

Ora che abbiamo sommariamente indicato l’attrezzatura che serve per praticare questa tecnica, è necessario chiedersi: ma quali sono gli spot migliori? Parlando di rockfishing, è immediato pensare a qualsiasi spot con la presenza di rocce. Scogliere artificiali e naturali sono infatti l’habitat perfetto per insidiare i nostri avversari, e devono essere battuti tana per tana, roccia per roccia.

Qualsiasi altra struttura artificiale, come ad esempio i porti, sono spot ideali per praticare questa tecnica. Mi raccomando però: non rischiamo di prenderci delle multe andando in posti in cui ci sono divieti di pesca!

 

 

 

La biodiversità delle specie

 

L’argomento in cui sono più ferrato, da buon biologo marino, è infine quello relativo alla biodiversità delle specie che si possono insidiare. Ma non ho voglia di annoiarvi con una lista infinita, per cui vi dico soltanto che potenzialmente il light rock fishing vi permette di catturare di tutto.

 

Oltre ai ghiozzi, ovviamente scorfani, cerniotte, tordi, bavose, sciarrani, saraghi, occhiate, ma anche sugarelli, spigole, e chi più ne ha più ne metta. 

 

Da ricordare è che spesso ci capita di catturare piccoli pesci e soprattutto giovanili di specie che possono crescere molto di più (ad esempio le cernie); perciò è vivamente raccomandata la pratica del catch and release con le dovute accortezze. Alla prossima!

 

 

A Livorno, nella stessa sera a due minuti di distanza, sono riuscito a ingannare prima un sugarello (a sinistra) e poi una spigola (a destra). Entrambi con uno stesso shad color argento da 3 pollici e una jighead da 2 grammi!

 

PUBBLICAZIONE

07/04/2021

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